Non è l’udito che spaventa. È quello che pensiamo racconti di noi
Il peso invisibile dello stigma sociale. Perché è così difficile chiedere aiuto quando si hanno difficoltà di udito?

Marco ha 61 anni e da qualche tempo, quando è al ristorante con gli amici, preferisce sedersi sempre nello stesso posto. Quello in fondo al tavolo, vicino al muro.
Dice che lì si sente più tranquillo. Quando qualcuno gli parla e non capisce, sorride e annuisce. Se la frase era importante, aspetta che qualcun altro risponda. Così riesce a ricostruire il senso della conversazione.
A casa, sua figlia gli dice spesso: “Papà, perché non fai un controllo dell’udito?”
Lui sorride. “Ci sento ancora.”
Ma non è del controllo che ha paura. È di quello che pensa possa significare.
Quando il problema non è la perdita uditiva
Marco convive da anni con una riduzione dell’udito. Non perché manchino le soluzioni. Ma perché teme il momento in cui dovrà ammettere di averne bisogno.
È qui che entra in gioco lo stigma sociale. Lo stigma nasce quando una condizione viene associata a un’etichetta. Nel caso della perdita uditiva, l’apparecchio acustico viene ancora collegato all’idea di invecchiamento, fragilità o perdita di autonomia.


Marco le prova tutte e cerca di adattarsi
Marco chiede sempre meno volte di ripetere, evita i locali rumorosi o segue le conversazioni in famiglia osservando il volto di chi parla.
Insomma rinuncia, poco alla volta, a partecipare e comunicare.
Non è l’udito a cambiare improvvisamente la vita di Marco. È il modo in cui ha iniziato a vivere quella difficoltà.
E se cambiassimo prospettiva?
La figlia di Marco ha però un’idea: “Ma perchè non ti fai problemi a portare gli occhiali da vista, mentre non vuoi considerare un apparecchio acustico? Il concetto è lo stesso!”
Marco allora pensa agli occhiali da vista… “in effetti oggi nessuno li considera un simbolo di debolezza”. Sono semplicemente uno strumento che permette di vedere meglio.
Rispetto agli occhiali da vista, quando si parla di supporto uditivo il cambiamento culturale è ancora in corso.

Occhiali Nuance: un primo approccio al supporto uditivo
L’obiettivo non è nascondere un dispositivo. È fare in modo che utilizzarlo diventi un gesto naturale. In questo contesto si inseriscono gli Occhiali acustici Nuance.
Integrando il supporto acustico all’interno di una montatura da vista o da sole, gli Occhiali Nuance sono un approccio per avvicinarsi ai supporti uditivi.
Un primo passo verso il benessere uditivo, in attesa di poter poi valutare apparecchi acustici “full optional”.
Accanto a questo aspetto, gli studi disponibili mostrano che gli Occhiali Nuance possono migliorare la comprensione del parlato negli ambienti rumorosi e ridurre lo sforzo di ascolto nelle persone con difficoltà uditive lievi o moderate.
Forse la domanda da porsi non è “Cosa penseranno gli altri se indosso un supporto uditivo?”. Forse è un’altra: “A quanto della mia vita sto rinunciando per paura dello stigma sociale?“
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