La perdita uditiva agevola il declino delle capacità cognitive?
Vari studi hanno ormai dimostrato che le perdite uditive nella mezza e terza età sono uno dei maggiori fattori a gravare sulle nostre capacità cognitive, favorendone il declino, impedimenti e anche demenza precoce. Quando l’udito cala il nostro cervello usa meno alcune parti della corteccia essenziali per il riconoscimento dei suoni, fatica a percepire i suoni che lo circondano e col passare del tempo, come un muscolo, va fuori allenamento e si deteriora.
Una ricerca pubblicata sulla rivista JAMA ha messo in evidenza che chi presenta problemi uditivi ha il 50% di probabilità in più di sviluppare demenze, stati depressivi e problemi cardiovascolari, oltre ad essere soggetto a perdite di equilibrio e a cadute più frequenti. L’insorgenza di questi aggravamenti può avvenire entro 5 anni dallo sviluppo dell’ipoacusia.
La connessione tra ipocausia e demenza senile esiste: le ricerche hanno evidenziato che il calo dell’udito legato all’età incrementa di oltre tre volte la probabilità di demenza. Si suppone che le cause principali siano l’isolamento sociale e le ridotte stimolazioni cerebrali, che sul lungo periodo rischiano di avere un impatto negativo sul cervello e sulla nostra memoria.
Cosa si può fare per evitare il declino delle capacità cognitive?
La prevenzione rimane sempre la soluzione migliore, ma alcuni studi del 2020 hanno osservato che l’uso continuativo di apparecchi acustici ben regolati per più di sei mesi favorisce un grado di recupero delle funzionalità naturali del cervello. Per questo motivo si consigliano controlli annuali non solo per correggere un eventuale calo uditivo, ma anche per prevenire un ipotetico declino cognitivo.







